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Il posto delle fragole – Ingmar Bergman

31 Gen

Farò oggi la recensione di uno dei film più belli ed interessanti della storia del Cinema. Si tratta di “Il posto delle fragole” diretto da Ingmar Bergman nel 1957.

Nella vita di un uomo, non c’è niente di peggio dell’esser «morto pur essendo vivo». Questo è il messaggio che si schianterà con sottile inquietudine nella mente del Professor Isak Borg interpretato dall’attore Victor Sjöström.

Il viaggio per festeggiare il suo giubileo professionale di prestigioso medico, sarà anche un viaggio spirituale, in cui Isak, attraverso sogni e ricordi, farà un passo indietro mettendo sotto esame non più altri pazienti ma sè stesso.

Lungo questo cammino sarà accompagnato dalla nuora Marianne, e da altri personaggi in cui si imbatterà.

Il posto delle fragole è la storia di un’infanzia perduta, di una giovinezza consumata troppo presto, e che ha portato ad una precoce morte interiore di colui che incarna tutto questo: Isak. Ciò che avverte infatti al risveglio dal primo incubo, è un profondo, incolmabile, strano senso di solitudine, anticipatoci già da alcune parole scritte sul suo diario in cui egli definisce i rapporti con il prossimo limitati al «pettegolezzo e ad una sterile critica del suo comportamento». Una lezione che il giovane Isak imparò e subì troppo presto, sullo scenario del posto delle fragole, in cui la sua amata aveva segretamente ceduto il cuore a suo fratello.

Fu presumibilmente da quel duro impatto con la crudezza della realtà che il suo animo affabile e generoso si sentì tradito, a tal punto da isolarsi dalla «vita sociale e mondana» e da dedicare tutta la sua vita ad un altro mondo: quello del lavoro e della medicina, un ambiente scientifico in cui non ci si basa sui sentimenti e non si usa il cuore, ma i numeri e la razionalità. Da qui nasce la seconda identità di Isak: quello dello stimato Professor Borg. La stessa opinione non sembra appartenere alla moglie infelice, al figlio deluso, alla governante stanca e alla nuora adirata. Tutti personaggi resi in qualche modo insoddisfatti dalla negativa influenza dell’egoista e gelido Professor Borg, il quale si rende conto del risultato della maschera che aveva indossato per tanti anni.

È per questo che la governante si sorprende e stupisce dei modi gentili del Professore, all’ultimarsi del film, ed ancora la nuora lo bacia teneramente sulla fronte dicendogli «ti voglio bene» ed il figlio restio a regalare a questo mondo triste figli suoi, supera ogni paura e acconsente al parto della moglie.

La figura della donna nel Posto delle Fragole

Non è da negare l’importanza della figura della donna che il regista sembra aver voluto mettere in evidenza. I personaggi femminili sono infatti ben diversi da quelli maschili, i quali si lasciano trascinare dagli eventi, dalle paure, e dalle incertezze e su queste costruiscono la loro vita. Al contrario, le donne impugnano le situazioni, anche le più difficili e le affrontano con decisione.

Dalla madre arcigna ed autoritaria sia in gioventù che in vecchiaia, a Sarah che, seppur subendo il fascino dei due fratelli, era proprio quella che giostrava i loro sentimenti così come fa la l’omonima ragazzetta del presente incontrata per caso.

Ed ancora la governante che, nel vero senso del termine, governa la salute e gli sbalzi d’umore dell’anziano Professore con una simpatica attitudine poco servile.

Ultima ma non meno importante, la figura maggiormente presente nel film, quella della nuora Marianne, questa giovane donna, che si affaccia alla vita con gioia e ottimismo, non ingenua ma consapevole della creatura che porta in grembo e decisa a regalarle tutta la protezione e amore necessari. Un personaggio interpretato da un’eccellente Ingrid Thulin, nel cui sguardo probabilmente risiede l’essenza stessa del “posto delle fragole”.


Una storia raccontata magistralmente non solo con dialoghi profondi ed azzeccati, ma anche con i personaggi, i loro caratteri ben strutturati, con i flashback in cui sarà dipinto il ritratto familiare in cui Isak era cresciuto, una famiglia quasi matriarcale.

Ed ancora i frequenti quanto affascinanti simboli onirici della morte, della solitudine, dei rami morti che fanno da sfondo all’immagine della sua amata, probabile riflesso dell’animo vuoto del protagonista, ed infine Isak che si guarda allo specchio e sul finire dei suoi giorni decide di gettare via quella maschera e prostrarsi alla serena pacatezza degli affetti familiari.

© Valentina Grassiccia,Comunicazione & Multimedia, 2010-2011

 
3 commenti

Pubblicato da su gennaio 31, 2011 in Cinema, Classici, Film

 

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3 risposte a “Il posto delle fragole – Ingmar Bergman

  1. ducdauge

    febbraio 1, 2011 at 9:36 pm

    Uno dei miei film preferiti…altro cinema, altri “tempi”! Molto interessante la tua analisi!

     
    • C&M

      febbraio 2, 2011 at 6:22 pm

      Ciao, ti ringrazio. E’ uno dei miei film preferiti e perciò non poteva mancare nel mio blog! Ho avuto occasione di conoscerlo grazie ad un Corso di Linguaggio Cinematografico e agli insegnamenti del prof. Giorgio Colombo, uomo di inestimabile cultura.

       

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