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Rivolta in Egitto e poi in Libia – tutto in onda sui social network

17 Feb

Homer Simpson al computerStamattina, come spesso accade, ho ascoltato con interesse Radio Anch’io in onda su Radio Uno ogni mattina dal martedì al venerdì dalle 09:30 alle 09:59.

La puntata di oggi, 17 febbraio 2011 è intitolata “IRAN, BAHREIN, YEMEN, LIBIA, ALGERIA: dopo Tunisia e Egitto si diffonde il contagio della rivolta popolare”. Si sta infatti notando con preoccupazione l’emergere di una nuova rivolta, stavolta in Libia, contro il colonnello Gheddafi.

Il giornalista Ruggero Po, conduttore della trasmissione, come ogni mattina, ci ha dato vari spunti di riflessione, accompagnando gli interventi di professionisti, studiosi e insegnanti a commenti del pubblico, alcuni di questi provenienti da Facebook.

Tra i numerosi interventi, quello che più mi ha colpito diceva che quello a cui stiamo assistendo in queste ultime settimane non è altro che l’emergere di una “crisi strutturale” e che la popolazione sta reagendo. La popolazione non è certo benestante, e se a questo si aggiunge l’aumento dei prezzi dei beni di primaria necessità, il malessere generale aumenta, fino a sfociare in attacchi ai governi nazionali.

Oltre ad affrontare il tema delle rivolte nei paesi del Medio Oriente e nel nord Africa, è stata focalizzata l’attenzione anche su internet: attraverso Twitter, Facebook, e-mail e internet più in generale, si genera uno scambio di informazione alla portata di tutti e incredibilmente veloce.

D’altronde, del ruolo dei social network nella circolazione delle informazioni si è parlato spesso. Migliaia di utenti si connettono ogni giorno a Facebook per coltivare rapporti personali con amici, ma è anche vero che è uno strumento che permette di creare gruppi, pagine, note, estendendo così le possibilità di comunicazione con il mondo intero.

Per non parlare che su Twitter invece, 140 caratteri sono sufficienti per comunicare con i proprio follower. Basti pensare che l’hashtag di Twitter più popolare per ricevere le ultime novità e dare la propria opinione sulla faccenda della rivolta contro il governo Mubarak  era #jan25.

La cosa più sconvolgente, che ha spinto il governo a bloccare l’accesso a Facebook e Twitter è stato che questi erano diventati i luoghi virtuali tramite cui organizzare le rivolte ed infuocare gli animi.

Oltre che strumenti di socializzazione e comunicazione, i social network vengono usati come punto di riferimento per accedere a informazioni e condividere idee a livello mondiale in estemporanea. Si abbattono quindi i confini spazio-temporali. Il tutto gratuitamente, garantendo così l’accesso ad un pubblico illimitato.

Per chi si è perso quest’interessante puntata di Radio Anch’io, è possibile ascoltare il podcast sul sito ufficiale di Radio Anch’io.

Ne consiglio l’ascolto a tutti coloro che sono interessati alle cause scatenanti di tali rivolte e le conseguenze che possono avere sull’economia e la politica internazionale. Inoltre, molti ospiti sono stati intervistati sul ruolo di internet nella circolazione delle informazioni.

 
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Pubblicato da su febbraio 17, 2011 in Comunicazione, Facebook, Social Network, Twitter

 

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